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L’ANTICIPO SCOLASTICO NELLO 0-6: quando la corsa verso le competenze rischia di compromettere l’azione educativa

Il tema dell’anticipo scolastico è sempre più presente nei servizi educativi per l’infanzia e nelle riflessioni degli operatori del settore. Il testo che segue raccoglie le riflessioni personali di una coordinatrice di un polo educativo 0-6 associato ad Assonidi, maturate dall’esperienza quotidiana e dall’osservazione dei bambini e delle famiglie. Uno sguardo interno al mondo dell’educazione che invita a interrogarsi sul valore del tempo nei percorsi di crescita e sul senso profondo dell’azione educativa.


In relazione alla proposta di accogliere nella sezione primavera bambini a partire dai 20 mesi, desidero condividere alcune considerazioni personali, ritenendo importante portare il mio punto di vista in qualità di Coordinatrice di un sistema integrato 0-6. Un ruolo che mi consente di osservare e conoscere in modo trasversale sia le realtà dello 0-3 sia quelle del 3-6.

Su questo tema sento il bisogno di ampliare la riflessione, collegandola a una questione più ampia e strutturale del nostro sistema scolastico: il tema dell’anticipo scolastico.
Mi riferisco sia all’anticipo previsto nella scuola dell’infanzia, che consente l’ingresso dei bambini che compiono tre anni entro la fine di aprile, sia all’anticipo alla scuola primaria per i bambini che compiono sei anni entro lo stesso termine. Ritengo che, in generale, tutti gli anticipi dovrebbero essere profondamente ripensati.

Viviamo in una società che tende costantemente ad anticipare, accelerare, correre, mentre il mondo dell’educazione avrebbe invece un grande bisogno di rallentare. Avremmo bisogno di allungare i tempi al nido, alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria; di valorizzare, potenziare e, soprattutto, di concedere tempo ai bambini, perché l’educazione non è una corsa verso le competenze.

Crescere non significa aiutare il bambino a essere “il migliore” o “il più bravo”, ma saper porre attenzione alle piccole cose. E per poterlo fare è necessario il tempo.
Ad oggi non siamo strutturalmente pronti a gestire bambini sempre più piccoli: le classi numerose non permettono di garantire la giusta attenzione a ciascun bambino, né una reale accoglienza delle famiglie.

Allo stesso tempo, ritengo profondamente ingiusto che, nel 2026, un genitore si trovi costretto a iscrivere il proprio figlio come anticipatario non per una scelta educativa, ma per difficoltà economiche. In questi casi l’anticipo scolastico non rappresenta una opportunità, bensì una rinuncia, spesso a discapito della qualità dell’esperienza educativa, dell’attenzione, della personalizzazione e della valorizzazione del bambino. Educazione e crescita non dovrebbero mai essere subordinate a fattori economici. Questo non è corretto né nei confronti delle famiglie, né tantomeno nei confronti dei bambini.

Vorrei inoltre sottolineare quello che, a mio avviso, rappresenta uno degli aspetti più paradossali di questa riflessione: il fatto che si continui a ragionare su nuove sperimentazioni, quando esiste già un progetto sperimentale – la sezione primavera – attivo da oltre vent’anni e che, ancora oggi, rimane tale. Ritengo che, prima di ipotizzare ulteriori sperimentazioni, sarebbe necessario interrogarsi su come rendere finalmente strutturale questo progetto, regolamentandolo in modo chiaro, attraverso normative definitive, imprescindibili e uguali per tutti. Solo a partire da basi solide e condivise, a mio avviso, sarebbe poi possibile aprire nuovi ragionamenti su eventuali ulteriori sperimentazioni.

Continuiamo, giustamente, a parlare di bambino al centro dell’azione educativa, ma in scelte come queste ciò che rischia di venir meno è proprio l’attenzione al bambino, l’accoglienza delle famiglie e il rispetto dell’essenza di ciascuno. Per questo ritengo che, prima di pensare a un anticipo, sarebbe necessario interrogarsi su un possibile posticipo, sul prendersi il tempo necessario per crescere e per imparare. Perché l’educazione non è solo competenza, non è solo collocare un bambino in un servizio, non è solo una questione economica: è relazione, è umanità, è attenzione ai sentimenti e alle emozioni. E di tutto questo, come educatori e come sistema, abbiamo il dovere di prenderci cura.

A cura della Dott.ssa Chiara Pagani, Coordinatrice didattica della Scuola dell’Infanzia Marchesa Lina Carcano – Anzano del Parco (CO)