Nel percorso di crescita dei bambini da 0 a 3 anni, capita spesso che genitori e nonni adottino stili educativi diversi. Ma cosa comporta davvero tutto questo per i piccoli?
Perché gli adulti non hanno sempre lo stesso stile educativo
Si può o non si può? Permesso o vietato? I bambini imparano ogni giorno quali sono i limiti e le aspettative degli adulti, che intervengono quando qualcosa non va come dovrebbe. Tocca agli adulti della famiglia — mamma, papà e, non da ultimi, i nonni che spesso trascorrono molto tempo con i piccoli — rispondere a questi comportamenti.
Ma è realistico immaginare che tutti gli adulti coinvolti reagiscano sempre nello stesso modo, con le stesse modalità e intenzioni? E quando questo allineamento non c’è, cosa accade? Davvero i bambini ne risentono?
Incoerenza educativa: cosa significa davvero
La preoccupazione che affiora in molti genitori, quando scoprono di adottare stili educativi differenti, è quella dell’“incoerenza educativa”. Non è un tema nuovo: psicologi e pedagogisti hanno più volte sottolineato quanto per i bambini siano importanti regole chiare e costanti, che li aiutino a comprendere cosa aspettarsi dagli adulti per costruire progressivamente comportamenti adeguati.
Nella quotidianità, molte mamme e molti papà scoprono presto che raggiungere una piena sintonia su regole e modalità educative è più difficile del previsto. E quando nella cura dei bambini entrano in gioco anche i nonni, le differenze si ampliano e possono generare tensioni e malumori.
Le regole come punto di riferimento
C’è un punto fondamentale da chiarire subito: la cosa più importante, sia nella coppia genitoriale sia nel rapporto tra genitori e nonni, è evitare che le regole diventino motivo di litigio e conflitto.
Anche proteggendo i bambini dalle discussioni dirette, la tensione tra gli adulti arriva comunque a farsi sentire. Per un bambino, percepire che le persone che si occupano di lui potrebbero litigare a causa sua è molto più destabilizzante di qualche divergenza nelle richieste, nei limiti o nelle concessioni quotidiane.
Cosa succede quando mamma, papà e nonni non sono allineati
Il modo in cui un genitore si rapporta ai figli affonda le sue radici nella propria storia personale e nel modello ricevuto dalla famiglia d’origine. Per questo, trovare un equilibrio come coppia genitoriale non è sempre immediato.
A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che i papà di oggi partecipano molto più alla vita dei figli rispetto al passato: i ruoli familiari sono diventati più flessibili e il padre che rientrava la sera limitandosi a ricevere un riassunto filtrato della giornata ormai non esiste più.
Differenze tra mamma e papà: un tema sempre più comune
Oggi molti padri partecipano attivamente alla vita dei figli: li accompagnano nelle attività quotidiane, giocano, leggono, vanno al parco, dialogano con educatori e si interessano a salute, alimentazione e routine dei bambini. Questa presenza più costante fa emergere con maggiore frequenza le differenze nello stile educativo tra mamma e papà. E quando si entra nella dinamica del “chi ha ragione” e “chi ha torto”, queste differenze rischiano di trasformarsi in veri conflitti.
Le situazioni quotidiane che fanno emergere le differenze
Alcuni aspetti della vita quotidiana dei bambini diventano motivo di confronto tra i genitori: gli orari della nanna, la preparazione per uscire, le attività di gioco e l’uso di tablet o schermi, così come le regole per l’igiene personale o la gestione dei capricci.
In generale, le divergenze emergono quando gli adulti attribuiscono priorità diverse alle stesse situazioni — per esempio, decidere se è più importante che il bambino riordini i giochi subito o che si possa affrontare con calma il momento della nanna — oppure quando hanno opinioni differenti su quanto essere inflessibili o permissivi e su come intervenire se una regola non viene rispettata.
Proprio su questi fronti si riflette maggiormente la storia personale di ciascun genitore e le esperienze ricevute durante l’infanzia.
“Non riesco a immaginare come facciano le famiglie con due figli” dice Martina. “Noi abbiamo solo Irene, eppure non riusciamo ancora a iniziare la giornata senza litigare tra noi. Sembra che Irene inventi sempre nuove strategie per farci perdere tempo, fino a esaurire la nostra pazienza: voglio le scarpe blu, no quelle rosse, non voglio il cappotto, solo la felpa rossa (che però è in lavatrice). Così quasi ogni giorno finiamo per uscire di casa già arrabbiati e stanchi!”
Indulgenza e fermezza: davvero un problema per i bambini?
Ma alla fine, di cosa discutiamo davvero? Spesso, quando parliamo di stile educativo, di coerenza o dei problemi legati alla sua assenza, il nocciolo della questione riguarda le regole.
I bambini hanno bisogno di indicazioni chiare per capire come muoversi e cosa aspettarsi. Non sempre, però, queste regole sono sufficientemente comprensibili o definite. E non sempre contengono quella regola guida fondamentale per mantenere l’equilibrio familiare: le regole possono cambiare, ma solo in modo consapevole, condiviso e mai improvvisato.
Spesso le discussioni nascono quando un genitore tende a essere più indulgente — lasciando che il bambino scelga come vestirsi o che finisca un gioco, pensando che qualche minuto in più non faccia differenza — mentre l’altro adotta un approccio a tolleranza zero, convinto che le indicazioni vadano seguite senza eccezioni.
Ma queste differenze indicano davvero incoerenza? E rappresentano davvero un problema così grave?
Il fatto che uno dei due genitori tenda a essere più indulgente mentre l’altro resta rigoroso non provoca alcun serio rischio di disorientamento nei bambini: è fondamentale però riuscire a parlare delle differenze tra genitori senza litigi, risentimenti o tensioni.
Non c’è nulla di male se il bambino sa che un genitore può essere più permissivo su certe richieste: la cosa importante è che ogni concessione sia trasparente e condivisa con l’altro genitore.
Le due forme di coerenza che servono ai bambini
Dunque, possiamo davvero dimenticare la coerenza? Non proprio: ai bambini servono due forme di coerenza.
Coerenza personale
La prima è la coerenza personale, cioè la capacità di ciascun genitore di mantenere comportamenti e richieste stabili, evitando che umore o stanchezza determinino ciò che è permesso o vietato. Senza questa affidabilità personale, il bambino vive incertezza e insicurezza, che non favoriscono il suo equilibrio emotivo.
Coerenza condivisa nella coppia genitoriale
Ma esiste anche una coerenza più ampia, quella dello stile educativo della coppia. Non significa che i genitori debbano avere sempre la stessa visione o reagire nello stesso modo: le differenze sono naturali e, se gestite consapevolmente, possono diventare una risorsa.
La cosa più importante è che un genitore non discrediti mai l’altro davanti ai bambini. Quando i genitori applicano questa flessibilità, costruiscono uno stile basato su poche regole fondamentali, chiare e rispettate da entrambi, conosciute e comprese dai bambini.
In questo modo ogni richiesta e norma viene esplicitata, condivisa e resa trasparente, tenendo conto delle esigenze e dei limiti proposti dall’altro genitore. È così che le diversità tra gli adulti non creano confusione, ma diventano uno strumento di sicurezza e guida per il bambino, offrendo stabilità pur nel rispetto della personalità di ciascun genitore.
In sintesi
La presenza di stili educativi diversi non è di per sé un problema per i bambini piccoli. Ciò che conta è il clima emotivo in cui crescono: poche regole chiare, adulti che dialogano tra loro e un ambiente sereno. Le differenze, se affrontate con consapevolezza, possono diventare una risorsa preziosa per tutta la famiglia.
A cura di Francesca Campolungo
Si occupa di formazione, supervisione pedagogica e progettazione educativa di servizi all’infanzia pubblici e privati. Fra i fondatori di Assonidi, coordina alcune comunità mamma-bambino e collabora con il servizio di Tutela dei Minori di alcuni comuni dell’hinterland milanese.



