continuità educativa 0-6

Le tante continuità educative

Cos’è la continuità educativa nel sistema 0-6

La continuità educativa 0-6 anni rappresenta oggi uno dei pilastri del sistema integrato dei servizi educativi per l’infanzia.

Non c’è progetto educativo di nidi, sezioni primavera o scuole dell’infanzia che non ponga, tra le sue finalità e le azioni qualificanti l’offerta, la continuità educativa: dal decreto legislativo 65/2017 a seguire, tanto nelle Linee pedagogiche per il Sistema Integrato zerosei, quanto negli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia, la continuità educativa ha assunto una centralità inedita tanto nelle cornici pedagogiche e organizzative di nidi, sezioni primavera e scuole dell’infanzia, tanto nelle pratiche educative di educatrici, educatori e insegnanti.

I principi che sostengono la continuità educativa

Due sono i principi imprescindibili che fondano e sostengono il richiamo alla continuità educativa tanto nelle normative, quanto nei documenti nazionali degli ultimi anni:

  • la prospettiva zero sei che, coerentemente alla prospettiva della Early Childhood Education and Care (ECEC), promuove servizi e progettualità capaci di superare le frammentazioni tra segmenti differenti e promuovere un’integrazione del sistema dei servizi per l’infanzia capace di coniugare il diritto alla cura e il diritto all’educazione di tutte le bambine e bambini;
  • la dimensione territoriale quale scelta che orienta inevitabilmente il sistema di servizi 0/6 quale sistema chiamato a progettarsi in relazione alle specificità sociali, economiche, culturali di ogni contesto territoriale e di ricomporre specificità e apprendimenti “locali” in orientamenti e scelte pedagogiche cittadine e di sistema.

Promuovere continuità significa allora non solo sostenere la “costruzione di un continuum inteso come condivisione di riferimenti teorici, coerenza del progetto educativo e scolastico, intenzionalità di scelte condivise” tra servizi di segmenti diversi, ma alimentare riconoscimenti e collaborazioni tra nidi, sezioni primavera e scuole dell’infanzia contigui territorialmente per accompagnare bambine, bambini e famiglie a percepirsi parte di un progetto educativo comune e condiviso che fa dei luoghi e dei territori di vita delle famiglie quel “primo contesto sociale allargato” che promuove relazioni, amicizie, reti di supporto, micro comunità.

La continuità educativa verticale

Promuovere continuità richiede quindi cura delle transizioni, tra nido, sezione primavera e scuola dell’infanzia, per garantire ad ogni bambina e ad ogni bambino esperienze di apprendimento tra loro coerenti nelle strategie e nelle metodologie proposte, progressive, ma non omogenee e omologanti, capaci di reinterpretare il concetto di età anagrafica oltre una lettura rigida e stereotipata, attente a valorizzare gli apprendimenti già sviluppati negli anni e nei segmenti “precedenti”, anche nella discontinuità di proposte e offerte.

Promuovere continuità significa allora sostenere l’elaborazione di un curriculum verticale zerosei che, nel riconoscere le competenze specifiche di ogni segmento educativo e scolastico, è attento a promuovere strategie educative e didattiche graduali, coerenti, attente e sensibili alle potenzialità e ai modi specifici di apprendere di ogni fascia d’età e di ogni bambina e bambino.

È evidente che quanto fin qui proposto chiama in causa in modo importante la relazione con le famiglie: promuovere continuità significa accompagnare ogni famiglia nelle transizioni, siano esse transizioni tra nido, sezione primavera o scuola dell’infanzia, quanto nella transizione tra servizio educativo zerosei e contesti di vita oltre i perimetri dei servizi.

Nel primo caso, promuovere continuità verticale con le famiglie significa progettare percorsi e azioni educative tra segmenti diversi, mettere in atto strategie educative che accompagnino, senza sostituirsi, bambine, bambini e famiglie nell’avvicinarsi a nuovi contesti educativi, nell’incontrare nuovi e diversi compagni di viaggio e adulti di riferimento, a comprendere continuità e discontinuità, ricorrenze e novità tra i contesti educativi abitati e i contesti educativi che si abiteranno e ad avvicinarli con fiducia, curiosità, attesa, non temendo gli inevitabili cambiamenti.

L’incontro con contesti nuovi, con nuovi adulti di riferimento, con bambine e bambini non conosciuti è oggi tema di grande apprensione tra le famiglie e promuovere continuità significa anche e soprattutto accompagnare le famiglie, prima ancora dei bambini, a comprendere il valore della discontinuità quale esperienza di apprendimento, crescita, sperimentazione di nuove e inattese competenze e scoperte. Una discontinuità che, se in una continuità di riferimenti pedagogici, strategie educative e curriculum condivisi, è condizione stessa di crescita e apprendimento.

Continuità educativa e territorio: la città come spazio di crescita

Promuovere continuità significa anche assumere con rigore e responsabilità il mandato stesso dei servizi educativi: essere presidi educativi territoriali chiamati a promuovere cultura dell’infanzia anche oltre i propri perimetri.

I servizi educativi zerosei sono chiamati a valorizzare i territori, a scovare le risorse e le competenze in essi presenti, ad abitarli e attraversarli con bambine e bambini per farne contesti educativi significativi e riconoscibili anche alle famiglie e per promuovere quel “senso di cittadinanza” richiamato in molteplici documenti nazionali.

Promuovere continuità orizzontale significa accompagnare bambine e bambini a scoprire la città perché bambine e bambini possano scoprirne risorse e possibilità e possano “portare una domanda e un desiderio di città” anche alle loro famiglie: compito dei servizi educativi è accompagnare prima le bambine e i bambini e poi gli stessi bambini con le loro famiglie, a conoscere e prendere dimestichezza con tutti quei contesti e luoghi della città e prossimi ai servizi che possono diventare luoghi di incontro, di gioco, di incontro con la cultura, con l’ambiente. Questi tanti e diversi contesti, se prima abitati da bambine e bambini, possono certamente diventare piccoli pezzi di città amici di bambine e bambini e risorse per le famiglie.

E la città si fa città educativa perché cresce come territorio in cui le competenze educative, le bambine e i bambini, le loro famiglie, tanto nel percorso di crescita tra 0 e 6 anni, quanto nel progressivo ampliamento e cambiamento dei contesti di esperienza e di relazione, si incontrano, si fanno presenza e relazione, si fanno cultura dell’infanzia.

a cura di Elisabetta Dodi

Dirigente Pedagogica Comune di Milano

Presidente Coordinamento Pedagogico Territoriale città di Milano