Il Gioco è una cosa seria!

Il Gioco è una cosa seria!

Lo sviluppo del gioco nei bambini e nelle bambine da 0 a 3 anni.

Il valore del gioco nei primi anni di vita

Il gioco occupa gran parte del tempo di bambini e bambine. Chiunque abbia l’occasione di avere a che fare con un bambino o una bambina, se ne renderà presto conto. Questo si presenta e si sviluppa sotto diverse forme nel corso della loro crescita.

Lo psicologo e pedagogista sovietico Lev Vygotskij parla del gioco come di un’attività “seria”, riconoscendone il valore fondamentale. Secondo lo studioso, il gioco rappresenta una risorsa preziosissima per la crescita psichica, cognitiva e affettiva dei bambini e delle bambine. In altre parole, Vygotskij assegna al gioco un’immensa potenzialità evolutiva che prende nettamente la distanza dalla sua valutazione come attività “non finalizzata” e poco produttiva.

A conferma di ciò è importante ricordare che oggi il diritto al gioco viene riconosciuto come un diritto umano fondamentale per tutti i bambini, sancito nell’articolo 31 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989. Il gioco è infatti essenziale per lo sviluppo completo e armonioso dei bambini e delle bambine, promuovendo la loro creatività, autonomia, capacità sociali e cognitive.

Già da queste premesse appare chiaro perché sia importante approcciare il gioco con serietà fin dal principio, per riconoscere i benefici cognitivi, motori, emotivi e sociali che esso porta con sé.

Dal gioco esplorativo al gioco simbolico: il primo anno di vita

Nel corso del primo anno di vita il gioco, nelle sue varie forme, serve ai bambini per orientarsi nel mondo che li circonda e che li ha accolti. Attraverso l’esplorazione del proprio corpo e delle proprie capacità di agire, attraverso l’osservazione e la manipolazione di oggetti, ma anche attraverso l’interazione con le persone che gli stanno intorno, i bambini acquisiscono una buona conoscenza della realtà circostante che sarà utile in un tempo futuro quando il gioco diverrà simbolico e maggiormente complesso e articolato.

Possiamo quindi dire che il gioco esplorativo del primo anno di vita è fondamentale per lo sviluppo degli stadi di gioco successivi. Il mondo del bambino è infatti inizialmente centrato sulla scoperta di sé e dell’altro e progressivamente si arricchisce della presenza di oggetti cose da guardare, da prendere e da esplorare.

Sia l’esplorazione che il gioco servono ad acquisire competenze diverse:

  • L’esplorazione ha la funzione di acquisire informazioni sugli oggetti,
  • Il gioco permette di comprendere che cosa si può fare con quegli stessi oggetti.

Con l’avanzare dello sviluppo cognitivo e motorio, le abilità esplorative si modificano ampliandosi e differenziandosi a seconda dell’età del bambino. Per esempio, prima dei 6 mesi i bambini non mostrano esitazioni o timori nei confronti degli oggetti nuovi, mentre successivamente cominciano ad essere più prudenti ed esitanti anche verso gli oggetti nuovi e non soltanto verso volti sconosciuti. Quindi, se le prime forme di esplorazione che i nostri bambini e bambine mettono in atto sono inizialmente generiche, successivamente diventeranno mirate e congruenti con le specifiche caratteristiche degli oggetti a cui si relazioneranno.

Manipolazione e scoperta degli oggetti

Indicativamente tra gli 8/9 mesi, lo sviluppo riguarda soprattutto la modalità di manipolazione. Gli oggetti inizialmente vengono osservati e maneggiati singolarmente, poi combinati tra loro con lo scopo di trovare relazioni causa-effetto.

L’attività di esplorazione e di manipolazione degli oggetti è influenzata da numerosi fattori: la novità e la complessità dello stimolo, la qualità e la quantità dei materiali, le caratteristiche degli ambienti in cui si trovano i bambini e gli oggetti, oltre alle differenze individuali. Per tale motivo è importante e utile mettere a disposizione dei bambini materiali “destrutturati” e che solitamente non sono identificati come “giocattoli”, ma oggetti che si possono trovare nella quotidianità, purché sicuri per i nostri piccoli. Cucchiai, pentolini, catenelle, oggetti/utensili in legno, barattoli di latta, tubi di cartone, spugne, mollette: oggetti semplici che permettono di sperimentare consistenze, superfici, colori, odori e suoni reali.

È consigliabile prediligere oggetti di scarto e riciclabili, che siano costruiti con materiale presente in natura, evitando quindi il più possibile la plastica. Tale scelta, oltre che favorire un discorso di sostenibilità ambientale, consente di trasmettere un ulteriore significato educativo.

Questo permette ai più piccoli di esplorare e scoprire il mondo attraverso manufatti reali e poter sperimentare e scoprire in maniera autonoma, non indotta, differenti consistenze, superfici, colorazioni, odori, combinazioni, movimenti attraverso la messa in gioco di tutti i 5 sensi.

Anche la quantità di materiale che si mette a disposizione è importante: è meglio, infatti, evitare quantità eccessive di materiali e di giochi a disposizione per evitare una sovrastimolazione e conciliare una maggior concentrazione. Meglio quindi pochi materiali, scelti con cura e rinnovati periodicamente.

Le proposte di Elinor Goldschmied: Cestino dei Tesori e Gioco euristico

Un grande contributo allo studio del gioco nei bambini da 0 a 3 anni arriva dalla psicologa inglese Elinor Goldschmied, considerata tra le più autorevoli esperte in Europa. Le sue proposte – oggi ancora molto attuali – aiutano genitori e educatori a offrire ai più piccoli esperienze autentiche e ricche di stimoli. Le più note sono: il Cestino dei tesori per i più piccoli e il Gioco euristico per il secondo anno di vita.

Il Cestino dei Tesori

Il Cestino dei tesori è rivolto ai bambini che sono già in grado di stare seduti autonomamente: si tratta perciò di un’attività indicata dai 6-7 mesi in avanti, fino a quando l’interesse dei piccoli non si sposta sulla deambulazione. Consiste in un cestino, meglio se in vimini, pieno di oggetti non pericolosi, non elettronici, non di plastica, che il bambino può esplorare con tutti i sensi.

Lo scopo del Cestino dei tesori è quello di fornire ai bambini una varietà di oggetti di uso comune, pensati per stimolare i 5 sensi e contrastare la tendenza diffusa di proporre ai più piccoli oggetti stereotipati, scarsamente interessanti, quasi sempre di plastica, che non soddisfano la loro curiosità. Non è un caso che tra gli oggetti preferiti, spontaneamente scelti dai bambini più piccoli, spesso non vi siano i giocattoli forniti loro dagli adulti ma piuttosto le chiavi di casa, i coperchi o uno spazzolino da denti.

Su questa osservazione si basa l’idea del Cestino dei tesori che raccoglie oggetti diversi per peso, consistenza, forma, sapore, suono, colore, forma, lunghezza, lucentezza: la lista suggerita dalla Goldschmied comprende 92 oggetti. Alcuni esempi di oggetti che possono essere proposti sono:

  • cucchiai di legno o metallo, chiavi, imbuti
  • ciottoli, conchiglie, pigne, piume, pietre pomice
  • spazzolini, pennelli di diversa grandezza e tipologia di setole
  • fischietti, campanelli
  • catenelle, anelli, anelli d’osso
  • tubi di cartone, tappi di sughero, tappi da lavandino
  • stoffe, borsellini, borsette di pelle
  • cestini, scatoline, ciotole, portauovo

Queste cose si prestano a essere guardate, prese con una mano o con due, possono essere portate alla bocca, passate da una mano all’altra.

Il Gioco euristico

Il Gioco euristico con gli oggetti è pensato per i bambini un po’ più grandi, intorno al secondo anno di vita. Goldschmied lo definisce «un approccio all’apprendimento, non una ricetta».

Consiste nel proporre ai bambini una buona varietà di oggetti e di contenitori diversi in uno spazio e per un periodo di tempo definiti. L’attività risponde al loro bisogno di esplorare e di scoprire da soli il funzionamento e le relazioni degli oggetti, a seconda di come vengono maneggiati, senza trovare sulla loro strada risposte preconfezionate dagli adulti.

Alcuni esempi di contenitori diversi che possono essere proposti sono: sacchi e sacchetti, scatole, barattoli. Ognuno di questi conterrà vari oggetti. Alcuni esempi possono essere: tappi, nastri, palline da ping-pong, catenelle, cilindri, chiavi, conchiglie, pigne, mollette, in generale oggetti casalinghi o di recupero.

L’attività si traduce in azioni semplici e fondamentali: mettere dentro, tirare fuori, selezionare, classificare, ordinare i contenuti in rapporto ai differenti contenitori.

Dal movimento al gioco simbolico: l’evoluzione del gioco fino al terzo anno di vita

Il gioco si modifica e progredisce con lo sviluppo delle abilità motorie. Intorno all’anno bambini e bambine, solitamente, iniziano a camminare e a scoprire il mondo da nuove prospettive.

Se nel primo anno bambini e bambine manipolano e sperimentano. Strappano, stropicciano, battono gli oggetti.

Progressivamente si può osservare un miglioramento nelle abilità manipolative di oggetti e materiali e successivamente la produzione dei primi scarabocchi che rappresentano per il bambino la possibilità di vedere il proprio segno grafico e la propria espressione creativa.

Tendenzialmente verso il secondo anno di vita la modalità di gioco cambia in modo significativo: diventa simbolico. In questa fase dello sviluppo si presenta l’uso rappresentativo degli oggetti.

Facciamo un esempio concreto: un bambino a 12 mesi se si troverà davanti a un plico di fogli colorati sarà interessato a toccarli, strapparli, stropicciarli, mentre a 20 mesi li userà per farci ad esempio tante palline appallottolando i fogli e facendo finta che siano delle caramelle da offrire alla sua bambola o al suo peluche.

Da qui in poi è possibile osservare anche l’azione di categorizzazione, ossia la capacità di individuare e distinguere, corrispondenze e somiglianze percettive (es. forme e colori) tra oggetti diversi, e sulla base di questo raggrupparli. Si tratta di una capacità innata che con lo sviluppo si articola sempre più, è infatti verso la fine del primo anno di vita che i bambini sono in grado di categorizzare oggetti sempre più complessi e sulla base di una somma di attributi e caratteristiche. Per tanto, da un punto di vista educativo, indicativamente tra i 18 e i 24 mesi, è importante dare la possibilità ai nostri piccoli di “operare per categorie” offrendo loro giochi e materiali che favoriscano questo tipo di azione.

Tra la fine del primo anno di vita e l’inizio del secondo possiamo anche osservare le prime manifestazioni di imitazione della realtà sociale e della quotidianità che i bambini vivono. Rientrano tra queste attività: fare finta di bere, dare il biberon, parlare al telefono e simili.

Nel corso del secondo anno di vita, con il progredire delle abilità cosiddette di simbolizzazione, anche le forme del gioco cambiano sostanzialmente: nelle prime fasi il bambino ha un ruolo attivo mentre le persone (reali o immaginarie) da lui coinvolte passivo. Successivamente anche un oggetto (es. bambola) sarà “in grado di recitare” e via via il bambino sarà in grado di aumentare e operare le cosiddette “trasformazioni simboliche” ossia diminuirà la necessità di avere oggetti reali, ma sarà sufficiente un qualsiasi oggetto per trasformarlo momentaneamente e simbolicamente in un altro: un pezzo di lego potrà essere un telefono, un tavolo un fasciatoio, un contenitore un lavandino e via dicendo.

Man mano anche le azioni “messe in scena” non saranno più episodiche, ma verranno organizzate in sequenze sempre più coerenti espresse anche linguisticamente e coinvolgeranno in maniera attiva anche altri “attori”. Ad esempio, se a 12 mesi una bambina farà finta di bere da una tazza vuota, qualche mese più avanti offrirà ad un adulto una tazza di tè o di caffè dicendo “attento che scotta!”. Questo tipo di evoluzione vede quindi anche la capacità e il processo di decentramento del bambino o della bambina, ossia il bambino sarà in grado di andare oltre sé stesso, in senso figurato, non solo quando coinvolge attivamente un’altra persona, ma anche quando farà finta di impersonarne un’altra (es. fare la mamma, l’educatrice, ecc.).

Insieme a questo primo processo vedremo in oltre quello di decontestualizzazione, ossia la capacità di mettere in scena scene reali in contesti non corrispondenti e quindi di immaginare “nel vuoto” (Es. a casa faccio finta di essere la cassiera del supermercato), e quello di integrazione, ossia la capacità di riferire la stessa azione a diversi soggetti in successione (es. sé stesso, la bambola, il genitore) e di coordinare atti e in sequenza temporale causale e coerente (Es. preparo da mangiare, imbocco la bambola, la metto a letto).

Questo percorso favorisce fantasia, autonomia, linguaggio e consapevolezza sociale, ponendo le basi per lo sviluppo futuro.

In sintesi, cosa possiamo fare come genitori per favorire il gioco e lo sviluppo?

Il gioco, nei primi tre anni, non è un semplice passatempo ma un bisogno profondo. Come adulti possiamo accompagnare i nostri bambini con poche, semplici attenzioni:

  • Prendiamo sul serio il gioco: è un bisogno, non solo un passatempo.
  • Proponiamo materiali semplici, naturali e sicuri, anche di recupero.
  • Riduciamo l’eccesso di giocattoli: meno è meglio e scelti con maggiore consapevolezza.
  • Lasciamo libertà di scelta e movimento: l’autonomia nasce così.
  • Valorizziamo il gioco simbolico (far finta): è una base per il pensiero e la socialità, favorisce crescente autonomia, fantasia, linguaggio e consapevolezza sociale.
  • Coinvolgiamoci nei giochi dei nostri figli: non serve “dirigere”, basta osservare, condividere e lasciare spazio alla loro creatività supportandola.

Conclusione

Il gioco nello sviluppo dei bambini da 0 a 3 anni è una vera palestra di crescita: motoria, cognitiva, emotiva e relazionale. Ogni oggetto, ogni esperienza, ogni interazione contribuisce a costruire competenze e a rafforzare legami.

Prendere sul serio il gioco significa riconoscere che, proprio attraverso attività semplici e spontanee, i bambini imparano a conoscere il mondo, a esprimersi e a diventare progressivamente più autonomi.

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BIBLIOGRAFIA:

  • Dalla nascita ai cinque anni, Mary D. Sheridan, Raffaello Cortina Editore, 2009
  • Giocare al nido e nella scuola dell’infanzia, Piera Braga, Tiziana Morgandi, Carocci Editore,2021
  • I bisogni irrinunciabili dei bambini. Ciò che un bambino deve avere per crescere e imparare, T. Berry Brazelton, Stanley I. Greenspan, Raffaello Cortina Editore, 2001
  • Il gioco dei bambini, Emma Baumgartner, Carocci Editore, 2007
  • Lo sviluppo dei bambini, Gherardo Rapisardi, Uppa Edizioni, 2024
  • Persone da zero a tre anni, Elinor Goldschmied, Sonia Jackson, Edizioni Junior, 2011

A cura di Martina Zangara

Pedagogista, si occupa di progettazione dei servizi educativi, supervisione pedagogica in servizi all’infanzia pubblici e privati, formazione e sostegno alla genitorialità. Collabora con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano come tutor di tirocinio nel corso di laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione.

Instagram: @la_matrioska_pedagogia